Pietro Verri

La scuola e il personaggio

La scuola

L’Istituto “Pietro Verri” è stato inaugurato nel 1923 e si è sempre distinto tra le eccellenze milanesi.

I  Presidi del “Pietro Verri” di Milano:

  • 1923 – 1925 – 2 anni Prof. Saul PIAZZA
  • 1925 – 1946 – 20 anni Prof. Andrea FRANZONI
  • 1946 – 1970 – 25 anni Prof. Gaetano D’AMICO
  • 1970 – 1971 – 1 anno Prof. Bruno AGOSTONI
  • 1971 – 1974 – 3 anni Prof. Gemmino ARMAROLI
  • 1974 – 1987 – 13 anni Prof. Fernando SANTARELLI
  • 1987 – 1988 – 1 anno Prof. Luciano COSENZA
  • 1988 – 1998 – 10 anni Prof.ssa Adele RIMINI
  • 1998 – 2004 – 6 anni Prof. Fernando GUAGNINI
  • 2004 – 2007 – 3 anni Prof.ssa Paola MAMMANI
  • 2007 – 2014 – 7 anni Prof. Fausto MAIFREDI
  • 2014 – Oggi – 5 anni Prof.ssa Susanna MUSUMECI

Il personaggio

Il conte Pietro Verri (Milano, 12 dicembre 1728 – Milano, 28 giugno 1797) è stato un filosofo, economista, storico e scrittore italiano considerato tra i massimi esponenti dell’Illuminismo italiano, è considerato il fondatore della scuola illuministica milanese.

Nasce a Milano (allora appartenente all’impero asburgico) il 12 dicembre 1728 dal conte Gabriele, magistrato e politico conservatore e da Barbara Dati della Somaglia, membri della nobiltà milanese. Ha tre fratelli: Alessandro, Carlo e Giovanni.

Avviati gli studi nel Collegio dei gesuiti di Brera, frequenta negli anni ’50 l’Accademia dei Trasformati, dove conosce tra gli altri Giuseppe Parini. Fra il 1759 e il 1760 si arruola nell’esercito imperiale e prende parte brevemente alla Guerra dei Sette Anni (1756-1763).

Fermatosi a Vienna, intraprende la redazione delle Considerazioni sul commercio nello Stato di Milano, pubblicate poi nel 1763, che gli varranno il primo incarico di funzionario governativo; lo stesso anno pubblica anche le Meditazioni sulla felicità.

Rientrato frattanto a Milano, nel 1761 vi fonda, insieme al fratello Alessandro Verri e agli amici Cesare Beccaria, Alfonso Longo, Pietro Secchi, Giambattista Biffi e Luigi Porro Lambertenghi, la cosiddetta Accademia dei Pugni, iniziale nucleo redazionale del foglio periodico Il Caffè, destinato a diventare il punto di riferimento del riformismo illuministico italiano. Il Caffè inizia le sue pubblicazioni nel giugno 1764 ed esce ogni dieci giorni, fino al maggio 1766, quando viene raccolto in due volumi. Tra gli articoli più importanti di Pietro Verri per Il Caffè vanno ricordati almeno gli Elementi del commercio (volume I, foglio 3), La commedia (I, 4-5), La medicina (I, 18), Su i parolai (II, 6). Gli illuministi milanesi, e tra loro Verri, hanno rapporti epistolari anche con gli enciclopedisti francesi, tra cui Diderot, Voltaire e d’Holbach, mentre d’Alembert verrà anche a Milano per incontrare il circolo del Caffè.

Parallelamente all’impresa editoriale, Verri intraprende, con alcuni dei suoi sodali, la scalata politico-amministrativa del governo viennese di Milano, allo scopo di mettere in opera le riforme propugnate nella rivista. Nel gennaio 1764 è fatto membro della Giunta per la revisione della “ferma” (appalto delle imposte ai privati) e nel 1765 del Supremo Consiglio dell’Economia. Quest’ultimo, presieduto da Gian Rinaldo Carli, altro collaboratore del Caffè, assegna a Cesare Beccaria la cattedra di Economia pubblica e ad Alfonso Longo quella di Diritto pubblico ecclesiastico nelle Scuole Palatine. Nel 1778 Verri, Beccaria, Frisi e Secchi danno luogo alla Società patriottica milanese.

Sull’indole del piacere e del dolore, 1781
Risalgono a questi anni le Meditazioni sull’economia politica (1771), il Discorso sull’indole del piacere e del dolore (1773), che affronta temi che avranno grande importanza per Giacomo Leopardi, i Ricordi a mia figlia[3] e le Osservazioni sulla tortura (1777). Il suo è uno stile asciutto e libero, pieno di trattenuto vigore.

Il monumento a Pietro Verri nel Cortile del Palazzo di Brera a Milano
Con la successione di Giuseppe II al trono d’Austria (1780), gli spazi per i riformisti milanesi si riducono, e a partire dal 1786 Verri lascia ogni incarico pubblico, assumendo un atteggiamento sempre più critico nei confronti del figlio di Maria Teresa. Pubblica frattanto la Storia di Milano (1783).

All’arrivo di Napoleone (1796), Verri sessantottenne prende parte, con i compagni di gioventù Alfonso Longo (1738-1804) e Luigi Lambertenghi (1739-1813), alla fondazione della Repubblica Cisalpina (1797), culla del tricolore italiano. Muore il 28 giugno del 1797 durante una seduta notturna della Municipalità milanese, della quale era membro assieme a personalità come Giuseppe Parini. Le sue spoglie sono conservate nella cappella di famiglia, visibile al pubblico, che si trova a latere del Santuario della Beata Vergine del Lazzaretto, nel comune di Ornago (MB).

Il fratello minore Giovanni, secondo alcuni sarebbe il padre naturale di Alessandro Manzoni, figlio di Giulia Beccaria e nipote di Cesare.

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